MigrArt direzione Sud Italia: arrivo a Riace
MigrArt sbarca a Riace come prima tappa del tour che porterà un nuovo rotolo in giro per alcune delle zone italiane toccate dai flussi migratori. Calabria, Sicilia, Campania e Lazio.
#migrart
MigrArt sbarca a Riace come prima tappa del tour che porterà un nuovo rotolo in giro per alcune delle zone italiane toccate dai flussi migratori. Calabria, Sicilia, Campania e Lazio.
#migrart

Anche quest’anno Menti Libere sarà presente in questo splendido evento fra le magiche montagne della Val d’Aupa, ma rispetto le scorse edizioni saremo in veste di ospiti. Durante la settimana di residenza infatti sperimenteremo varie formule per potervi offrire al meglio durante la giornata di domenica l’esperienza di MigrArt. Ad accompagnare i racconti di Tommaso, Lillo e Paolo ci saranno nuovi contenuti multimediali arricchiti dai ritmi e melodie di alcuni musicisti del nostro collettivo che per l’occasione sarà allargato per offrirvi un’esperienza unica e imperdibile.
Qui di seguito la descrizione completa dell’evento.
Lunedì – Venerdì: Residenza artistica
Sabato dalle 15:00: Serata di cinema
Documentari e corti sui paesaggi terrazzati
Domenica dalle 10:00: Festa del raccolto
La raccolta artistica, musica e pranzo a base di prodotti locali raccolti durante la settimana
Partecipanti:
Alessandra Beltrame, St. Gallen, CH
Alessandra Cianelli, Napoli, IT
Antje Christ, Köln, D
Eva Kiefer, Salzburg, AT
Migrart, Lignano, IT
Adriana Padovani, Moggio Udinese, IT
Alessandro Ruzzier, Gorizia, IT
Tommaso Saggiorato, Friuli, IT
Christopher Thomson, London, GB
Wronglab, Moggio Udinese, IT
Evento sostenuto dall’associazione La Cort dai Gjats e in collaborazione con ITLA, Stazione di Topolò, Tiere Viere e Bar da Fabio.

Le collaborazioni procedono per creare momenti ricchi di stimoli per rendere speciale la 9 edizione! Complimenti ancora agli amici di ArtPort, ci si vede là!
Link ufficiale dell’evento,
Calendario completo della manifestazione:
*** 22-23-24 settembre ***
Pittura dal vivo con GABRIELE BONATO – IVAN BUTTAZZONI – KEROTOO – ANITA LUPERINI – GIULIA RUSSO – 2DIPIKKE
*** Giovedì 22 settembre ***
18.30 Apertura happening con aperitivo in terrazza
live unplugged CUBA LIBRE
*** Venerdì 23 settembre ***
18.30 PERCEZIONI IN VIAGGIO
Esperienze di volontariato in Pakistan e Grecia
Percorso della rotta balcanica dei profughi con il progetto Migrart Action – Associazione Menti Libere
20.45 RIBELLIONI POSSIBILI
di Louis Garcia-Araus e Javier Garcia Yague
con i diplomandi della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe
per gentile concessione degli autori e dell’ATIR
23.00 NUKEI dj set
*** Sabato 24 settembre ***
16.00 PERFORMANCE DI ILLUSTRAZIONE
a cura di Davide Pighin e Gianluca Sturmann
21.30 live electronics VETTORI
23.30 live electronics ALLES FETT
*** Domenica 25 settembre ***
10.30 LABORATORI ARTISTICI PER BAMBINI E ADULTI
a cura di Virginia Di Lazzaro
Spazio di sperimentazione pittorica
Spazio di discipline olistiche (COR di Latisana)
12.00 Pranzo a offerta libera
18.00 INAUGURAZIONE MOSTRA
live LAIPNESSLESS
buffet
*** Sabato 22 ottobre ***
21.00 FINISSAGE
Performance poetico-evocativa I QUATTRO ELEMENTI
a cura della compagnia teatrale Ndescenze
dell’Associazione Espressione Est
21.30 live DASIA + live MOTH’S TALLES + APATJA selecta
*** INGRESSO LIBERO A TUTTI GLI EVENTI ***
Evento organizzato dall’Associazione ArtPort con il sostegno della Provincia di Udine e dell’Ambito Distrettuale di Latisana, con il patrocinio del Comune di Palazzolo dello Stella.
In collaborazione con Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe – Nico Pepe On Stage, Associazione Menti Libere, Espressione Est – Circolo di Studi Artistici e Sociali, Associazione Culturale Ottagono.

Una serata speciale per i ragazzi di Menti Libere che hanno esposto per la prima volta li materiale raccolto lungo la Balcan Route. Ecco a voi alcune foto della serata scattate dalle sapienti mani di Aghite Pavan.
#colonos #migrart #mostra #avostanis #arte #migrants
Prima esposizione del progetto Migrart all’interno della rassegna culturale Avostanis: appuntamento al 1 settembre a Villacaccia di Lestizza

Dopo aver vissuto un’esperienza creativa e di condivisione con un gruppo di richiedenti asilo, tre giovani di Lignano hanno deciso di ripercorrere a ritroso il percorso della rotta balcanica, dal Friuli con destinazione la Siria, utilizzando l’arte come mezzo di interazione. Per la durata di tre mesi hanno fatto un viaggio di quattromila chilometri con l’utilizzo di vari mezzi di trasporto, arrivando fino al confine turco-siriano.
Un rotolone di trenta metri di carta munito di pennarelli (lo si potrà contemplare in esclusiva nella serata), ha permesso loro di entrare in connessione empatica con le persone incontrate nelle diverse tappe del viaggio. Al rientro hanno elaborato un processo di decantazione e di elaborazione, grazie al quale ora possono mettere in comune con il pubblico per la prima volta un materiale vivo, che documenta le esperienze fatte, sotto forma di mostra interattiva. I visitatori avranno modo di immedesimarsi in maniera attiva e coinvolgente nelle forti suggestioni ed emozioni che questi tre giovani hanno provato sulla loro pelle. Ad allietare la serata ci sarà la musica dell’ Irie Trio .
Per godere a pieno dell’interattività offerta dalla mostra consigliamo di portarsi appresso smartphone e delle cuffiette per l’ascolto sonoro.
#cittadinanzaattiva #migrart #migrants #mostra #avostanis #colonos
Per tutta la giornata di domenica 26 Giugno e 10 Luglio, grazie alla parrocchia San Giovanni bosco di Lignano Sabbiadoro, Menti Libere organizza il mercatino delle pulci per sostenere il progetto Migrart emme elle! Offerta libera mente! Molte cose belle a pochissimo prezzo per sostenere un gran bel progetto! Passate di qui!

Dopo tre settimane nel delirio di Istanbul abbiamo concluso il progetto d’arte al centro comunitario per siriani Hayatadestek. Attraverso attivita’ di disegno e giochi di gruppo, brainstorming verbali e grafici abbiamo individuato il tema per il murales : la speranza e’ la strada. La speranza e’ infatti l’unica cosa che ci tiene uniti e ci fa percorrere il cammino verso i nostri sogni.
Il concetto principale del progetto e’ stata la liberta’ di espressione, nel muro stesso ciascuno e’ stato completamente libero di esprimersi. Noi abbiamo messo mano nelle parti finali con il bianco per delineare i vari elementi e disegnando i personaggi. Il risultato e’ un’opera composta da vari livelli che si combinano tra loro, varie tecniche per raccontare la stessa storia.
Grazie a tutti.
After three weeks in the delirium of Istanbul we finished the art project at the community center for syrian people Hayatadestek. Through some drawing activities and group games, verbal and graphic brainstorming we figured out what was the theme of the murals : hope is the road. Hope is the only thing that keeps us connected to each other and keeps us on the route towards our dreams.
The main concept of the project is the freedom of expression, also in the walls the children were completely free to express themselves in every way the wished. We just did the final details, we used the white paint to frame the main elements and later we painted the characters. The result is a multi layered artwork in which many medias are used to talk about the same story.
Big thanks to Hayata Destek Derneği /Support To Life , to the family of AD.DAR Center الدار and to all the children who participated and gave us inspiration. Thanks to Menti Libere and Cactart and thanks to Gabbiano
#migrart #integrazione #paint #syrian #refugees #istanbul #hayatadestek
Vi segnaliamo questo interessante articolo che da oggi potete trovare in edicola su “il Friuli” . Il settimanale ha incoronato i nostri Alessandro, Paolo e Tommaso come Personaggi della settimana dedicandogli la seconda pagina..! Vi ricordiamo che se volete supportare il loro progetto di realizzare un libro da questa esperienza, basta collegarvi a questo link . Un abbraccio

After having been fed for many days by the bosom of the sacred countryside we decided to move again toward the river made by walking souls.
Along the way the great cathedrals leave te way to the minarets who come out here and there like mushrooms while we walk alongside the mountains getting near the Macedonian land.
Kosovo is just there, a few steps from us, closed between the mountains and stuck by the international blocks. A land that creates and stand watching the parade of thousands of refugees every day. We arrive at Presevo, a muslim enclave with majority of Albanians in the Serbian orthodox reign. And it is right here, in the headquarter of the first Serbian registration center, that we meet again the uncontainable human river. All the work is done at the train station where, once registered, those people spend infinite hours waiting a train directed to the Croatian borderline. Another inexorable waiting.

Children running here and there on the railway lines, mothers trying to warm their poor, cold creatures, tattooed grannies specialized in waiting and a couple getting caught by the love under a thermal blanket. Everything happens between volunteers distributing clothes and hot drinks and taxi drivers always ready to carry home some earning.
Suddenly the paper roll is being opened letting out all the light that it’s carrying deep inside. Like a magic all the barriers are destroyed, a channel of direct interaction is created, no word is needed.
Drawings perfectly describing their situation, like the one made by Huseyn, 10 years old, from Aleppo, in which a bird is carrying the last fruits of a dead tree to a new home. The travel of the hope.
It’s wonderful to see the sweet manner with which the art can destroy any kind of barrier.
The man, instead, build them.
Indeed since few days that enormous human river had dramatically reduced. From one day to the other men inaugurated a gigantic dam, as big as the inhuman engineering capacity could build it. A dam that’s separating a fat continent from all those outskirts that are only asking for a piece of bread. Only Syrian, Afghan and Iraqi water can pass trough, all the other rivers are stopped there, flooding the surrounding area. Stuck. It’s been as if in Iran there’s not a violent dictatorship, if in Somalia there’s not Al Shabaab or in Nigeria Boko Haram, as if Pakistan isn’t the cradle of terrorism.
It’s as if a man can choose between who has the right to live and who hasn’t.
Everyday those people walk along the railway line that’s passing through this tent city to check if the dam is opened or not. Water bullets are falling from the sky and the great Mafia of the hospitality offers only a biscuit pack, some chocolate and a bottle of water. You can buy everything else from the little stalls here for this sad occasion.
The land is covered with mountains of garbage acting like fuel for getting a little warmer. A man with frozen feet tries to heat his body with the fire lit from a little oil fell onto the rail. Probably the same oil stolen from the place where that man, like many others, belong. The oil can go anywhere, not them.
A granny dressed all in black clothes as if she was in mourning for all the humanity is grabbing her granddaughter’s hand, with her pink balloon full of hope. A Congolese boy stuck by the cold temperature and by despair repeats incessantly: “I prefer to die instead to go back there”.
There is also who stitched his lips together as a sign of protest and who’s thinking about scenic suicide as the only way to unlock that situation. The stress is reaching the limit. Everything under the miser eyes of the taxi drivers, sandwich sellers and hotel owners who converts their halls into supermarkets and rent the floor of their basement and maybe their wife too. Everything under the eyes of the volunteers and reporters hit by an enormous sense of impotence that kills every hope in a better tomorrow.
A majestic and invisible dam. On one side a continent eating handsomely, on the other all it’s victims arrived from every mistreated place to ask the right to stay alive. A basin of stuck water growing everyday more. Soon it will became a sea and as that gigantic stone will fall from the mountain it will be a disaster.
The Tragedy.
Kavala, 30th November 2015

#migrart #migrants #refugees #kavala #balkanroute #disperation

Dopo un mese di girovagare per centri urbani decidiamo di metterci in cammino verso l’affascinante mondo rurale. Con i nostri pesanti zaini mangiamo kilometri riuscendo pian piano a staccarci dai tentacoli di luccicanti e forse futili comodità della città.
Dopo qualche giorno ci immergiamo finalmente in quel luogo senza tempo chiamato natura. Veniamo travolti dalla sua ospitalità così maestosa ed egualitaria ritrovandoci in un universo mistico che non conosce confini nè fa distinzione alcuna tra i suoi abitanti, alberi, pecore o contadini che siano.
Un pastore con le sue mucche ci dà il buongiorno portando un pò di luce nella fitta nebbia che permea la strada nelle prime ore del mattino ed un inaspettato passaggio in autostop. Un uomo ci carica sul suo fuoristrada militare mostrandoci il meglio di questa valle : dalla magica vista dalla vetta più alta della Serbia alla rakia usata come mezzo di comunicazione conviviale, dal taglio di legna nel bosco all’assaggio di cervello bollito di una mucca appena trapassata.
Come un uragano questa valle ci fa assaporare tutta la sua spontanea ospitalità.
Ecco, abbiamo finalmente incontrato la Santa Ruralità.
Percorriamo altri sentieri e una radio a tutto volume ci attira nei pressi di quella che più che una casa assomiglia ad un’officina rudimentale. In mezzo al dolce trambusto di mele ed attrezzi un uomo di bassa statura si aggira in modo simpatico nel suo regno, basta qualche cenno ed un’occhiata che ci ritroviamo accolti come figli ed assunti come woofer da quest’uomo straordinario.
Palbebre che riparano gli occhi dal freddo e mani nerborute che raccontano storie di mele raccolte e radio riparate. Tanta saggezza quanto il tempo trascorso tra queste montagne ed un’innocenza contagiosa in ogni suo gesto.
Un uomo, Vladimir Aleksov, che dalla sua casetta di un piccolo villaggio di terra e paglia incarna il regno della pace.
Luoghi e persone incontaminate spontaneamente elette a portatori di quell’ormai rara arte dell’ospitalità.
Ed è proprio ora che, in un momento storico in cui ci fanno credere che ospitare questi flussi di profughi sia impossibile oltre che indesiderato, dovremmo attingere a questo mai come ora prezioso tesoro.
Volere è potere.
Auguri Vladimir.
Srecan put / Buen camino
Skopje, 25 novembre 2015

#migrart #migrants #balkanroute