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  • Tommaso

Pensieri...


Sorvolando la mia incapacità a fare un selfie, fermiamoci per un istante a guardare questi ragazzi. Jibril, Anuar, Mohammed, Alì, Umar, Rasib, Saif e Hamza. Due volte a settimana cerco di insegnare loro ciò che so della lingua che chiamo madre e che mi accorgo di non conoscere poi così tanto. Ogni volta mi sorprendo della loro tenacia e sorrido incredulo quando mi chiedono di spiegare l’uso del congiuntivo. Dai loro occhi sprizza voglia da vendere. Voglia di vita, di conoscenza, di noi, di Europa, quella voglia che è probabilmente l’unica cosa che non hanno venduto per arrivare fino a qua.

Quella voglia di vivere che ha permesso loro di superare ogni possibile ostacolo fisico, burocratico e psicologico e ahimè è la stessa voglia di vivere che rischia di affievolirsi in questo clima politico e sociale sempre più ostile. Il terreno che calpestiamo è ogni giorno più arido, dai rubinetti da cui dovrebbe sgorgare quell’acqua necessaria alla sua fertilità fuoriescono sempre più pesticidi. Bocche come rubinetti che si uniscono al coro dei decreti che criminalizzano l’esistenza di ragazzi come loro, che sono ragazzi come noi ma senza i privilegi geopolitici che ci donano alla nascita.

Oramai se guardiamo la Terra dallo spazio, unico espediente rimastoci per ammirare dell’unità su questo pianeta, notiamo dozzine di muri mastodontici. Per chi non l’avesse capito, la voglia di futuro che spinge queste persone non si ferma davanti a un muro fisico. I muri più difficilmente valicabili sono quelli invisibili, quelli costruiti con la nostra indifferenza, con il nostro fermarci alla superficie di un articolo di giornale, di un commento su Instagram, con la nostra rabbia. Quella voglia non la si può arginare, ma la si può accerchiare, ignorare, scoraggiare.

Ed io sono scoraggiato ed annoiato dal sentire sempre le stesse parole sgorgare dai quei rubinetti. I 35 euro, gli smartphone di ultima generazione, le loro manie di stuprare e convertire noi poveri cristiani, la loro poca voglia di lavorare e di farsi sfruttare come braccianti, la scabbia, le donne e i bambini che lasciano a casa, e non potevano lottare invece che scappare e... basta. Se non possiamo avere l’empatia, chiedo almeno un po' di fantasia!

Ma non mi arrendo e mi chiedo, come si può continuare a dare adito alle proprie neanche troppo recondite frustrazioni riversandole impunemente addosso a queste persone ? Perchè correre dietro a chi fomenta solamente divisione ?

Giusto per l’appunto libertà d’espressione non significa diritto e dovere ad esprimersi liberamente.

Se avessimo ben chiaro a mente il significato di libero arbitrio ci penseremmo due volte prima di parlare pubblicamente senza conoscere la realtà oltre il muro della disinformazione, e nel 2019 il 77o posto dell’Italia riguardo alla libertà di stampa non è una scusa! Il rischio, sempre più visibile, è quello di condizionare gran parte di coloro che sono indecisi e pigri ma hanno bisogno di avere una posizione per quei momenti in cui i dialoghi al bar o su Facebook si trovano ad un vicolo cieco o, molto peggio, per le elezioni.

Purtroppo non c’è nemmeno più spazio per gli increduli, perché in un Paese dove la spesa annuale in armamenti è poco inferiore alla metà di quella destinata all’istruzione non possiamo sorprenderci se la disinformazione sia dilagante e la curiosità anestetizzata. Vedendo il mio Paese non riconoscere il valore dei suoi bambini e delle sue bambine, dei suoi laureati e delle sue laureate non posso neanche rimanere basito nel non vederlo riconoscere il valore di questi giovani. L’Italia non vuole i giovani.

Non voglio, in questa sede, fare dei proselitismi né accentuare la distanza tra chi sta di qua e chi sta di là, la distanza è l’unica cosa che dovrebbe stare fuori dalle nostre porte e dai nostri porti. Ma poi, di qua e di là rispetto a cosa ?

Perchè la questione non è buonisti o leghisti, legittimisti o negazionisti, informati o malinformati e no, nemmeno Messi o CR7, qui la testa ed il tifo c’entrano poco.

L’unica cosa che distanzia e divide, ora, è il sentirsi parte o meno di quella massa sempre più sfuocata che chiamiamo umanità.

Il punto, ora, è solamente questo, essere umani oppure essere e basta. Anzi, solamente questo, essere umani.


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